Un mondo fantastico
editoriale di marzo 2010
«LE GRANDI NAZIONI NON SONO MAI IMPOVERITE DALLA PRODIGALITà E DALLA CATTIVA GESTIONE DEI PRIVATI, MENTRE LO SONO TALVOLTA DA QUELLE DELLO STATO». Adam Smith
Riproporre questa citazione del grande economista è quasi banale. Ma la trovo perfetta per ragionare sul perché il governo ha completamente dimenticato la nautica. Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina, ha lanciato questo grido di allarme sulle colonne di Milano Finanza del 27 gennaio scorso: «Sino ad oggi poco o nulla è accaduto e questo silenzio assordante da parte delle istituzioni mi preoccupa molto. Il comparto della nautica da diporto ha risentito pesantemente della crisi finanziaria internazionale, tuttavia ha reagito con forza e determinazione, lavorando per superare le difficoltà finanziare e umane...».
Purtroppo, caro presidente, non possiamo aspettarci molto dal governo, siamo alla vigilia di elezioni amministrative che hanno una fortissima valenza sul piano politico nazionale. Sia certo che il populismo ostile al nostro settore impedirà di prendere qualche provvedimento utile. Prodigalità di aiuti di Stato verso settori decotti dell’economia e cattiva gestione non sono una peculiarità di destra o di sinistra. Fanno parte del sistema che i politici adottano per galleggiare con le loro poltrone. Ricordo perfettamente la dichiarazione dell’assessore della Regione Campania Ennio Cascetta che durante l’inaugurazione del Nauticsud del 2009 disse: «Entro l’anno prossimo risolveremo il problema del porto di Mergellina eliminando i fatiscenti pontili di legno, sostituendoli con moderni pontili galleggianti a norma, e stroncheremo tutte le situazioni di illegalità e abusivismo». Per essere sinceri non ho mai creduto che questa promessa così solenne fatta di fronte a un centinaio di persone potesse essere mantenuta. Mi fa specie solamente che nessun quotidiano nazionale o locale abbia ripreso questa dichiarazione così retorica e pomposa e non si sia preso la briga di ricordarglielo ogni tanto. E qui torniamo al solito discorso sul ruolo della stampa che di tutto si occupa meno che degli interessi dei cittadini che lavorano e che rischiano le risorse proprie e non quelle delle prodigalità governative.
Il discorso è delicato e un po’ complicato, ma ci voglio provare: ho ricevuto una lettera, per conoscenza, inviata dal presidente e amministratore delegato di un grande cantiere italiano al direttore del settimanale Il Mondo che il 22 gennaio aveva pubblicato un pezzo sulla sua azienda. Era una protesta garbata che poneva l’accento sul fatto che i dati divulgati non erano stati in alcun modo verificati dai due giornalisti, né direttamente e né indirettamente. Erano totalmente sbagliati. C’era solo la voglia di creare scandalo dove scandalo non c’era. Domandarsi se si tratta di indolenza, superficialità o malafede è poco importante.
Stupisce solo che la stampa economica e, spesso, anche quella generalista siano sempre più approssimative nel loro lavoro. In questo momento c’è enorme bisogno di una stampa libera, seria, oggettiva che aiuti la formazione delle idee e faccia fare ai governi scelte utili per gli imprenditori e i cittadini tutti. I danni che possono procurare i cattivi giornalisti economici sono ben più pericolosi di quelli di altri colleghi che si occupano magari di calcio o di ricette di cucina. Un arrosto bruciato può certo dispiacere, ma un patrimonio distrutto in seguito a consigli avventati può provocare molti più danni ai malcapitati lettori. Per fortuna ci sono anche giornalisti che hanno la passione per questo mestiere, si documentano e indagano meticolosamente cercando di trovare il pelo nell’uovo. Ma molti preferiscono starsene beati in poltrona e riempire le pagine facendo copia e incolla dei comunicati stampa che arrivano in redazione.
Certo un mondo dove i politici governano a favore di chi lavora e rischia i suoi capitali e una stampa che fa inchieste e dice sempre la verità è una cosa da “Alice nel paese delle meraviglie”. Ma io sono come la piccola Heidi che sogna un mondo fantastico.
Franco Michienzi