Piccola italia
editoriale di agosto 2010
Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile. San Francesco
Lo sfregio del secondo porto sulla costa di Siracusa. La denuncia di Italia Nostra e il caso virtuoso di Trieste. Rispettivamente titolo e sottotitolo di un articolo del 7 luglio apparso sul Corriere della Sera. In queste poche parole c’è la sintesi dell’arretratezza culturale del nostro paese. Si viaggia per luoghi comuni. Quello che afferma Italia Nostra è di per sè virtuoso. Quello che fà un sindaco per rendere più moderno il suo territorio dotandolo di infrastrutture che ne garantirebbero lo sviluppo è ascrivibile alla speculazione edilizia per gli interessi di poche persone. Certamente Trieste è un bel caso positivo di riutilizzo di una struttura esistente secondo la logica che più volte abbiamo indicato di recuperare i porti commerciali sottoutilizzati a fini turistici. Ma nulla a che fare con Siracusa dove strutture da riconvertire non ce ne sono.
Italia Nostra ha deciso di eleggere quella contro il porto turistico siciliano a madre di tutte le battaglie di salvaguardia del territorio. Il suo presidente nazionale, Alessandra Mottola Molfino, ha dichiarato che l’associazione non ha ideologie, non è contraria per principio a quegli interventi necessari per il nostro futuro. Ma si oppone all’avidità e alla speculazione, al disprezzo dei vincoli che proteggono un bene collettivo come il nostro patrimonio storico e paesaggistico.
Certamente Italia Nostra è una associazione libera di eleggere a madre di tutte le battaglie quello che vuole, ma non può affermare di non avere pregiudizi ideologici. Forse la presidente è abituata a vedere solo le cose belle del nostro paese e non è mai entrata in contatto con i quartieri ghetto di Napoli, Reggio Calabria, Catania e Messina. Non sarebbe meglio fare una vera lotta per abbattere tutti gli ecomostri che inquinano la vista e degradano il territorio anche socialmente? A Palermo ci sono palazzi realizzati tra gli anni sessanta e settanta che sembrano degli edifici carcerari senza le sbarre. Quegli abitanti cosa possono sperare se la politica è quella di tenere tutto fermo? Si guarda alle navi da crociera con orrore, il pensare che possano attraccare a Siracusa genera preoccupazione. La sola idea che uno yacht di cinquanta metri possa fermarsi in un porto della Sicilia crea fastidio. L’immobilismo, l’invidia sociale, la vera mancanza di idee e progetti di amministratori incapaci non faranno decollare mai un settore in grado di garantire un vero sviluppo economico, sociale e culturale. Siamo vittime delle lobby delle rotonde e dei produttori di sanpietrini. In ogni angolo di strada anche nel comune più isolato le uniche opere che si realizzano sono le rotonde e il rifacimento di tratti di strada con i cubetti di porfido e gli orrendi e pericolosi paletti in ghisa in stile ottocentesco.
Ovviamente con il consenso di Italia Nostra che si occupa d’altro: tenere tutto fermo per impedire che un tratto di costa possa essere valorizzato da una struttura portuale in grado di generare grande ricchezza per il suo territorio. Agosto è il mese che gli italiani prediligono per le crociere in barca. Li invito a raccontarci le loro vicende nautiche sulle coste meridionali. Certamente saranno storie di porti precari o inesistenti, di angherie e sopprusi, di conti salatissimi e servizi indegni per un paese con il quinto Pil del mondo.
Fortunatamente, nonostante Italia Nostra, in altre regioni qualcosa succede. Dopo oltre trent’anni di tentativi, ostacolati dalla burocrazia, è stato inaugurato Porto Mirabello a La Spezia. Un gioiellino infrastrutturale che cambierà radicalmente la vocazione economica di quel territorio.
Franco Michienzi